[Con //x// sono indicati i numeri delle pagine del manoscritto]

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Relazione di tutto ciò, che è seguito in Corsica dopo l'arrivo del Senatore Giacomo Grimaldi, in occasione della spedizione di Foriani, e dalli 28 Marzo a tutto Maggio 1759.

Giunto in Bastia il Senatore Grimaldi procurò immediatamente porsi al fatto della posizione de' ribelli in Foriani; frattanto sortì a riconoscere i posti interni, ed esterni della Città, in appresso scortato da un Corpo di Truppa si avvanzò alla visita della vicina Campagna, ed al Luogo, che faceva l'oggetto delle sue commissioni. Ne' due giorni successivi procurò d'informarsi di quale sentimento potesse essere il Comune del Regno, a riguardo delle novità promosse dal Capo ribelle De Paoli, ed intieramente eseguite in Foriani, colla costruzione di una Torre, e d'altri ripari all'intorno. Dalle prime //2// relazioni argomentò che questo fosse piuttosto un'impegno particolare del Capo ribelle, e de' suoi aderenti, per soggiornare vicini, e rendersi dipendente la Città della Bastia, farsi padroni del commercio, ed insieme formarsi un'asilo in vicinanza del Nebio, e particolarmente d'Oletta, per garantirsi da ciò, che un giorno potesse loro succedere in Montagna, e particolarmente in Rostino Patria del De Paoli. Fù di sentimento il Senatore di frattanto occupare la Chiesa di S. Pancrazio, grande, e di antica struttura, e tenere la comunicazione al Mare dalla Casa Sansonetti; ne consultò gli Ingegneri, i quali rilevarono qualche difficoltà, ma il comodo dell'alloggio li aveva persuasi. Si fece dunque un forte Distaccamento per eseguirlo, insieme con gli opportuni travagliatori per stabilirvisi. L'acqua sopragiunta di buon'ora persuase il Sig.r Grimaldi a ritirarsi per quel giorno; ma temendo che tale marcia avesse potuto //3// scoprire le sue intenzioni, dopo qualche ora ordinò l'occupazione di un Posto sopra la strada di Montebello verso Barbaggio, per confondere l'aspettativa de' ribelli.

Il giorno 2. Aprile distaccò seicento uomini in due Corpi comandati dal Brigadiere De Franceschi, e dal Colonnello Basso, per nuovamente condursi all'occupazione della Chiesa di S. Pancrazio, situata in pianura. Questa Truppa si avvanzò sino al Torrente di quà della Chiesa, e trovò alla ripa opposta qualche nemici, che la coprivano. Non giudicarono i Comandanti d'impegnarsi in un'attacco, e si fermarono di quà della ripa. Passato mezzo giorno mandarono al Sig.r Grimaldi l'avviso esservi in grosso numero i ribelli in quella parte, e che avrebbero giudicato di ritirarsi. Acconsentì con gran dolore, stante i disgustosi fatti seguiti, e ciò che il presente indicava. I colonnelli Caraffa, e Grimaldi seguitarono l'Uffiziale, che //4// portava l'ingrato permesso, e giunti sul luogo ritrovarono invece poco numero di nemici, e viddero la facilità di fuga, e ciò fece riconoscere al Senatore la necessità, che aveva la Truppa della sua presenza in tutte le occasioni di qualche rilievo, giacchè in questa di così facile esecuzione non si prendevano le opportune determinazioni. Il Colonnello Caraffa pregò i Comandanti a tentare alquanto i nemici, staccando qualche Picchetto, insieme con i Bastiesi. Cominciò il fuoco, e dopo qualche resistenza furono fugati, ed inseguiti i ribelli fino sotto Foriani. Questa fù la prima azione felice dopo tante disgrazie; sebbene non molto gloriosa, attesa la differenza delle forze; ciò non ostante i Comandanti impossessatisi del Posto giudicarono di ritirarsi, al che forse non si sarebbe contradetto attesa l'ora tarda.

Il giorno 3. si osservò rioccupato il Luogo di S. //5// Pancrazio dai ribelli, e scoperto qualche loro piccolo travaglio. Attesa l'equivoca condotta della Truppa, e molto più i debolissimi discorsi degli Uffiziali, risolvette il Sig.r Giacomo Grimaldi di non passare il Torrente, e di fissarsi invece di quà, con intenzione di poi privare i nemici di quel Posto vicino, a cui egli rinunciava, dopo che avesse preso, e piantato il suo accampamento. Frattanto si spedirono due Picchetti ad occupare l'importantissima altura di Monserato, per impedire a ribelli di penetrare fra la Città, e la Campagna, dove si dovevano fare le operazioni, furono ordinate due piccole Ridotte alle Cassine di Chitrucolo, e Basacucco, dalle falde delle quali si scende alla piana; in seguito con una grossa scorta dall'Ingegnere Policardi, ed Artiglieri, si misurò il Paese, e si riconobbe di quali siti si dovesse profittare, per attaccare Furiani, e dove si dovessero piantare i Bronzi, //6// e di qual sorte. Al loro ritorno si tenne Consiglio di guerra avanti il Senatore Grimaldi, ed il Commissario generale, coll'intervento degli Ufficiali maggiori, degli Ingegneri, ed Artiglieri. I Professori presentarono le loro Piante, e dichiararono i contorni troppo ingrati al servizio del Cannone, ma che avevano trovata opportunità per i grossi Mortari, i quali sarebbero stati sicuri con la costruzione di cinque altre Ridotte, il quale Cordone attaccandosi con quelle già fatte, avrebbe cautellata la comunicazione con la Città, e col Mare. Furono dati in conformità gli ordini, e fù con tutta la diligenza eseguito sotto l'occhio del Sig.r Grimaldi, il quale vi si portava fino due volte al giorno. La Ridotta di S. Matteo fù assicurata con camino coperto, e pallissate, e subito guernita di quattro Pezzi di Cannone da dodici libbre di palla, ed in mezzo preparata la Batteria dei Mortari. //7//

I ribelli frattanto avevano fatte doppie troniere, e Ponti di Legno nella Chiesa di S. Pancrazio, e costrutti altri ripari sù la ripa del Torrente. Il giorno 14. Aprile portatosi il Senatore Grimaldi alla Ridotta dell'Artiglieria, staccò dugento uomini di Truppa dalle Trincere, e con un Corpo di Bastiesi ne formò due Ale. Fece dare il segnale dell'attacco con l'Artiglieria, che assai presto distrusse i ripari de' nemici, e molti ne uccise, indi avvanzò nel centro la Compagnia de' Granatieri del Reggim.to Kinich, e furono scacciati da tutte le parti i nemici, e fatta saltare in aria totalmente la Chiesa predetta.

La felicità, con cui s'erano avvanzati i travaglj, e qualche migliore disposizione in parte della Truppa non fecero desistere il Sig.r Grimaldi, ed il Commissario generale dal seriamente indagare di bel nuovo quale partito potesse trarre il De Paoli dal Regno; vennero sempre più assicurati della sua //8// resistenza nel prestarsi alle marcie, e sempre uguale era il numero de' ribelli, anche a dispetto dei replicati inviti.

In vista di questo si determinò l'estrazione dei Mortari, e da Terranuova furono postati alla Ridotta di S. Matteo situata 3./m passi da Furiani, con l'unanime consenso di chi doveva maneggiarli. Cominciatone l'uso, la prima Bomba scoppiò in aria sopra il detto Luogo, la seconda passò, ma fece il suo effetto. In quel giorno se ne gettarono quindici inutilmente: due entrarono nel Paese senza scoppiare, altre infinitamente laterali, altre scarse, altre curtissime, e tutte con diversa quantità di povere, a causa de' stravagantissimi effetti, La distanza però era assicurata: ciò vistosi dal Sig.r Grimaldi ne sospese il getto, e spedì a Livorno a prendere nuovo Legno, e solfo, per cambiare i Spoletti. Questa diligenza fu superflua, perché ugualmente sfortunata: si era //9// osservato che tre Bombe sbarate con sole dieci libbre di polvere avevano colpito all'incirca nella stessa posizione, però molto più bassa di Foriani; onde si pensò di spingere i Mortari ad un sito, che ugualiasse la distanza. Un tale avvanzamento cagionò nuovi esami, per non arrischiare, innoltrandosi, pegni così preziosi; ma osservando invariabile la fermezza dei Popoli si prese il partito, e si guadagnarono due quinti di distanza; onde fù costrutta la Ridotta della SS.ma Concezione, e più in alto quella di S. Giuseppe per fiancheggiarla: vi fù fatto frattanto passare un solo Mortaro, e due Pezzi di grosso Cannone. Durante il travaglio, i ribelli tentarono invano d'impedirlo, perchè posto di notte in difesa, Un tale avanzamento stringeva il Luogo di Foriani, per il che tentarono incautamente i ribelli il giorno 27. di Aprile di attaccare la Truppa ne' Trinceramenti; varie Centinaja //10// s'innoltrarono alla nostra volta, alcuni più arditi, si accostarono a tiro di pistola, ma la nostra Truppa trincerata con un fronte di otto Pezzi di Cannone, Sassi, e Granate ne uccise, e ferì una quarantina, senza moversi da Trinceramenti, ed il rimanente fù obbligato a darsi ad una precipitosa fuga. Tanti morti, e feriti, insieme con i rimasti ne' giorni antecedenti, che in tutto giunsero al numero di qualche centinaja, ributtarono sempre più i Corsi, che maledivano il De Paoli, massimamente anche per le continue contribuzioni, che loro và intimando.

I Bombisti frattanto intrapresero nuovamente il lavoro con un solo Mortaro, con la dolce carica di dieci libbre di Polvere, e sole pochissime Bombe vi entrarono, quantunque i Spoletti, ed i tempi facessero il loro effetto, più per destrezza di un Soldato del Reggimento Gianats, che per loro perizia, sicchè il Senatore Grimaldi ne proibì l'uso, per non prodigare //11// tiri di tanto prezzo, e si restrinse soltanto a qualche volata di Cannone. Consultati nuovamente gli Artiglieri, ed Ingegnere, fù risoluto di spingere la grossa Artiglieria a Paterno, in distanza di circa 900. passi dal Luogo di Foriani, sito assai comodo per una Torre di nuova costruzione, e per Case, e muraglie di un Luogo per nessun conto considerabile. Quì si sarebbe veramente potuto far risovvenire all'Ingegnere, ed agli Artiglieri la loro prima esposizione fatta al Consiglio di guerra, coll'esclusiva al Cannone atteso il sito ingrato, ma il merito del loro travaglio, il loro zelo, e l'avere, per quanto loro spettava, ottenuto l'intento, fece passare al Sig.r Grimaldi, ed al Commissario generale sotto silenzio questa leggiera inavvertenza.

Avanti però di eseguire una tale idea, pensò il Senatore alla scarsezza della Truppa, che quasi tutta si sarebbe dovuta impiegare alla custodia delle Ridotte, e dell'Artiglieria, //12// e poca ne sarebbe potuta rimanere, per ottenere la totale demolizione di Foriani. Quindi è, che per nulla arrischiare, e per conservare quella cautela, che aveva sempre praticata il Sig.r Grimaldi, spedì ai Collegj la situazione, e la Pianta dei travaglj. Giova quì segnare la fortuna, che aveva incontrata il servizio in tutto il mese di Aprile passato, senza diserzione, senza malatie, e con una impercettibile perdita a' nemici. La lunghezza del tempo, che andava passando, sempre appresa per detrattiva all'onore delle Armi, e della solita naturale sollecitudine in chi comanda, non era ingrata in questo caso al Senatore Grimaldi, ed al Commissario generale. Gli Uffiziali negli anni trascorsi s'erano mostrati troppo amanti delle muraglie di Terranuova, dalle quali per soggezione qualche volta estratti per ordini superiori, avevano meritati processi: accusavano di ribelione La Bastia, ed //13// apprendevano troppa forza in quattro villani: i Soldati avvezzi ad essere troppo male condotti, poco concetto avevano dei loro Condottieri, e la loro disciplina era senza regola alcuna, senza obbedienza, oltre la solita eccezione dell'economia, e loro manutenzione; frattanto si andavano costumando a scaramucciare co' nemici, a travagliare a qualche Fortificazioni, a veder innalzare Ridotte, ed a prendere qualche pratica, di cui un buon Soldato deve avere qualche tintura.

In attenzione delle risposte dei Collegj, il Sig.r Grimaldi, ed il Commissario generale pensarono che sarebbero concorsi a qualche rinforzo, mentre non sembrava combinabile, ed addattabile al loro alto intendimento, che dopo un'impegno così forte, e così cautamente avvanzato, non volessero aggiungere quel poco, che potesse mancare; oltre di che riflettevano, che quando la Torre si fosse resa inabitabile, //14// e distrutta una gran parte del Luogo, sotto la protezione di una rispettabile Batteria, si sarebbero potuti ajutare con la poca Truppa, che avevano, e con un considerabile numero di Bastiesi, sicchè consultati i Professori si dispose il Piano per avvanzare la Batteria a Paterno, onde battere in breccia, e si fissò l'esecuzione nella notte dei 10. venendo alli 11. di Maggio.

Alla vigilia dell'esecuzione comparve la Posta con il Brigadiere Enderghauzen, e l'Ingegnere Codeviola, per dare un'occhiata ai travaglj, ed intervenire ad un Consiglio di guerra, fù loro comunicato il Piano. La mattina seguente andarono a visitare i travaglj già fatti, ed osservarono il sito, che si doveva occupare, onde senz'altre Consulte si spedì a' Collegj il loro sentimento, in cui si approvavano le operazioni passate, ed imminenti. Alla notte Il Senatore Grimaldi uscì con un Distaccamento di 800. uomini fra Soldati, Paesani, e Travagliatori. //15// Al far del giorno si videro innalzate due Ridotte alla sinistra di Paterno, e principiati i travaglj alle Case, in mezzo delle quali si doveva postare l'Artiglieria, che in tutto il giorno furono poste in difesa, ed innalzate le Trincee di Fascine, e Pietre, per postarvi il Cannone. Inutilmente fù attaccato questo Fronte da' nemici, la maggior parte de' quali si unirono per iscacciare la Truppa, che aveva occupata la sommità di Paterno, sito importantissimo, e da cui dipendeva la conservazione de' nuovi postamenti. Durò colà per tutto il giorno il combattimento bravamente sostenuto dal Picchetto comandato dal Capitano Siri, che verso la sera venne rinforzato in detaglio da quello del Capitano Bustoro: il Sig.r Grimaldi, che alle quindici ore si era ritirato in Città a dare altri provvedimenti, ritorno alle vintidue ore al posto, ma con somma sua sorpresa lo trovò ancora //16// impegnato, senza che dalle Trincee si fosse pensato a liberarlo, quando per essere stati ultimati, e posti in difesa di buon'ora i travaglj, rigurgitavano di gente; dimostrò subito il Senatore il suo risentimento per una tale mancanza, diede di mano al primo Picchetto, che incontrò, vi unì la sua scorta di Bastiesi, e li spinse a liberare il Capitano Siri, che per undici continue ore era nel fuoco, senza aver tempo di potersi coprire. Vi restarono alla notte i tre Picchetti volontarj, che furono a due ore attaccati, e che respinsero i nemici. A giorno fù terminata quella Ridotta, e posta in totale difesa.

Ritornò alla Domenica la Posta col favorevole rescritto de' Collegj, e colla nuova, che già sciolta da Genova era la Truppa in numero di quattro cento uomini, con Artiglieria, ed altri attrezzi militari; onde furono subito trasportati i Cannoni sulle Batterie già //17// pronte, ed al Lunedì dopo pranzo si cominciò a battere in breccia con due Pezzi di Cannone da # 36., ed inseguito con tre altri da # 32. e 27.. Al mercoledì comparve in vista di Bastia la Flottiglia, mentre già era fuori di difesa la Torre, e danneggiato il Luogo, che fu tormentato fino a tutto il sabbato, e sbarati contro più di mille ducento colpi, pocchissimi de' quali inutili, sicchè fu resa inabitabile anche tutta la parte del Luogo, che era scoperta dalla nostra Artiglieria, bersagliata la parte superiore della Casa Baldassari, ed aperte le Breccie nelle piccole muraglie, che circondavano il Paese, onde altro non rimaneva, che dar l'ultima mano all'impresa, spingendo la Truppa ad occuparlo, per poi con l'intera sua distruzione adempire agli ordini de' Collegj.

Al principio della settimana si erano saputi i grandi impulsi, che dava il De Paoli //18// alla Balagna, per far marciare un grosso Corpo: quella Provincia è divisa in due partiti, uno del Colonnello Fabiani, e l'altro del defonto Tomaso Giuliani meglio inclinato, e che ha dei rapporti con i pubblici Rappresentanti. Quest'ultimo non voleva contribuire col suo contingente di uomini, ed il primo ha poco genio per il De Paoli; con tutto ciò il Fabiani volle usare questa defferenza, ed i Giulianisti vi aderirono anche per profittare delle buone occasioni, e frattanto salvarsi dal rischio del rifiuto. All'ingrossare nel Nebbio della gente ne furono avvertiti il Sig.r Grimaldi, ed il Commissario generale, e siccome dubitavano, che l'invasione dovesse essere dalla parte de' suburbj, spinsero tre Picchetti per assisterli, e per avvisare quei Locali di occupare le avvenute. La mattina seguente assai tardi tutti i Posti rapportarono che all'altura di Tessime [? forse Teghime?], e Montebello si //19// scopriva una gran quantità di gente, che parte discendeva dalla parte de' suburbj, e parte rimaneva alle alture. Cominciò il fuoco, e non molto dopo si videro piegare i nemici inseguiti dai nostri, parve stravagante l'affare così curto, ma cessò la sorpresa, quando, con tutto il piacere se ne seppe la cagione. Tutto il Corpo de' nemici era composto di Nebisini, dei soliti Montagnari seguaci del De Paoli, ed una quantità di Balagnini; questi ultimi all'altura di Montebello domandarono al De Paoli dove si doveva andare, rispose ad abbrucciare i suburbj; dal Fabiani gli fù replicato, aditando le nostre Trincee, essere là i nemici della Patria, ed in conseguenza il Luogo da farsi onore, invece di voler distrurre i Corsi medesimi. Non si rendette il De Paoli, il quale disse che l'esperienza mostrava non essere da' Paesani superabili i Trinceramenti della Truppa, e che invece si doveva castigare i //20// suburbj per l'obbedienza, che prestavano al Principe. Finsero di arrendersi i Balagnini, e sul pretesto di non sapere le strade, incaminarono i Nebisini, ed i Montagnari, e lasciatili impegnare colla Truppa, voltato indietro il calcio dello Schioppo, li abbandonarono, e presero la strada della loro Provincia. Quante sono le circostanze sopragiunte in quei due mesi, che aggravano il disgusto del disgraziato momento.

Nei giorni precedenti era stato commissionato l'Ingegnere di delineare in un Foglio le strade, per dove le tre Colonne dovevano passare per andare all'attacco di Foriani, dopo cinquanta giorni che il nostro Campo vi era presente, onde ognuno di noi doveva sapere appontino le sue adjacenze, ed il terreno, che lo circonda, tante volte salito inutilmente, circostanze assai comode al segreto, che si doveva conservare per non attirare difensori. Le relazioni dell'Ingegnere, //21// e degli Uffiziali, che avevano fatte le dovute scoperte dalle alture, riferirono, che oltre la Torre, che come più eminente, anche al basso si vedeva distrutta, le Case e le muraglie al fronte verso di noi; le prime erano affatto rovinate, ed alle seconde costrutte di sassi, e terra, erano aperte le Breccie.

Alle ore vintiquattro del sabbato fù chiamato Consiglio di guerra, l'ultimo ad arrivare, come più lontano, fu il Colonnello Basso, che disse al primo moto di avere un forte riscaldamento, e sù gli atti d'urbanità del Senatore Grimaldi, disse che ciò non ostante sarebbe stato pronto a marciare.

Chiusisi in congresso il prefato Senatore espose brevemente tutto ciò, che era occorso in cinquanta giorni, il presente stato di Foriani, il poco numero de' nemici, secondo le relazioni, e che finalmente attese tutte le circostanze, e quasi cinque giorni di sollecito cannonamento, non era //22// più decente l'induggio, che esso Sig.r Grimaldi aveva formato il piano dell'attacco, e fattone stendere il tipo; che si pregava a suggerire, che egli si sarebbe prestato alle loro riflessioni, massimamente perché provenienti da chi doveva eseguire. Si lessero i tre rispettivi Foglj, che dovevano servire d'istruzioni a' Colonnelli Basso, Gianats e Gallo; nessuno interloquì ad esclusione del Colonnello Basso, il quale domandò un Picchetto di più, e gli fu concesso.

Sciolto il Consiglio alle due ore, s'innoltrò la Truppa già pronta verso la Ridotta di S. Matteo, dove s'unirono molti Zappatori, e lo Squadrone volante. Alle quattro ore montò a Cavallo il Senatore con la scorta di cento Bastiesi, giunse verso le cinque ore al Luogo stabilito, e fece distribuire tutta la gente in tre Colonne. La destra sotto il comando del Colonnello Gianats, composta di una Compagnia di //23// Granatieri, quattro picchetti, e di circa ottanta uomini fra Zappatori, e Squadrone volante. La sinistra sotto il comando del Colonnello Gallo composta di una Compagnia di Granatieri, tre Picchetti, ed alla coda d'essa in qualche distanza un'altro Picchetto, che la doveva seguitare, unendosi al medesimo tutti i superstiti Bastiesi, per radunare i quali si battè al far del giorno la Generala. La Colonna del centro, sotto il comando del Colonnello Basso, era composta di due Compagnie di Granatieri, fra le quali quella del Reggimento Kinich di cento uomini, e di quattro Picchetti: queste due ultime avevano qualche Zappatori, e tutte e tre qualche Travagliatori, insieme con qualche attrezzi, La destra, come quella, che doveva marciare di più, partì la prima, per andare ad occupare la Casa Antonj, e la Chiesa nuova al di sopra del Luogo, dove doveva fermarsi. La seconda sù la //24// sinistra per occupare la sommità della Merusa in faccia al Rastello dalla parte da basso. La terza marciò alla Ridotta di S. Catterina, per colà aspettare il segnale dell'attacco, ed indi inoltrarsi per dar l'assalto al Luogo alla presenza delle due altre Colonne laterali, che dovevano assisterla, e tutte e tre avevano le rispettive guide per maggiore cautela. Tre parti occupate, solamente la quarta opposta al nostro fronte restava aperta alla fuga de' nemici, e ciò per facilitar loro la ritirata, e risparmiare a noi il sangue.

Nelle istruzioni vi era segnato di procurare di non incontrare Posti nemici avanti giorno, per non dare troppo presto l'allarma, e per maggior cautela. Alla piccola alba la Colonna, che marciava alla dritta incontrò, prima di arrivare alla Casa Antony qualche guardia nemica, onde cominciò il fuoco. Montato a Cavallo //25// il Senatore Grimaldi s'incamminò verso la Batteria, lasciando molti de' Bastiesi, che lo scortavano, alla Ridotta di S. Matteo che era quasi vuota di Truppa, e per maggior sollecitudine spedì il Capitano Ionar a far dare il segnale con l'Artiglieria, e ad ordinare al Colonnello Basso d'inoltrarsi adaggio, ed in buon ordine, per lasciare impegnare, e giungere al loro posto le Ale. Spedì parimenti il Tenente Musso al Colonnello Gallo per avvisarlo, che vedendo alla dritta il fuoco cominciato, procurasse di avvanzarsi in buon ordine. Ritornò il primo, e riferì d'avere eseguito, e fù rimandato ad assistere la Colonna del Centro: il secondo rapportò che non gli era riuscito di poter giungere alla Colonna del Colonnello Gallo, e che solamente l'aveva veduta lontana, e passata la Merusa. Frattanto il Sig.r Grimaldi arrivò a S.ta Cattarina in pochi momenti, ed osservò il Centro, e la //26// sinistra, parte dentro del Luogo, e parte fuori in confuso. Alla dritta continuava il fuoco. In Foriani qualche rara archibuggiata, e per qualche minuti in perfetto silenzio. La felicità dell'avvanzamento delle due Colonne senza sbarare un colpo di Fucile, il loro felice ingresso in Foriani, pare da qualcha apertura delle muragliette, parte dal rastello della sua sinistra, il pochissimo fuoco, la sospensione del medesimo per qualche momento, fecero credere certa la vittoria anche a' Travagliatori, che si aspettavano per condursi a dar di mano alla demolizione, e poco mancò che il Sig.r Grimaldi non ne spedisse la nuova al Commissario generale. Ma invece, un'istante dopo, videsi roversciata tutta la Truppa in un'orribile confusione, senza dar tempo a riconoscerla, senza dar luogo ad un benchè menomo provvedimento, mischiate le nazioni, la Truppa //27// senza Uffiziali, gli Uffiziali, senza Truppa, finchè seguitando questo deliro, a brano a brano tutti comparvero in quella lagrimevole guisa dietro alla Ridotta, dove era il Senatore, indi arrivarono i due Colonnelli Basso, e Gallo, i quali dissero per tutta ragione aver fatto il possibile per trattenere i Soldati: giunse poi il Colonnello Gianats barbottando, e non si sapeva cosa. E tutto ciò seguì senza aver veduto fuoco in Foriani, se non pochissimi colpi: senza aver incontrato un benchè menomo ostacolo: senza aver trovato neppur uno a difendere il Rastello di sotto, nè le Case rovinate, nè le Muragliette aperte, e solamente essere rimasti alla difesa di Foriani otto, o dieci Paesani avvanzo dei già fugiti. Qualcheduni ritornavano per riprendere i posti da noi abbandonati, e tirarci alle spalle; ma anche questi poco tempo si videro: mentre quando erano alla presenza del //28// Senatore Grimaldi i Colonnelli, gli Uff.li, e la Truppa fugata, si osservavano ancora drapelli dei nostri, che pacifichi sortivano da Foriani, come se fossero andati a spazzo. Fummo assai fortunati, che pocchissimi fossero i nemici, altrimenti chi sà quali funeste conseguenze avrebbe avuto quella fatale giornata. Si unì la gente come si potè, e si mandarono i sconcertati Picchetti nel Cordone più interno; lasciate rinforzare le guardie alla Batteria, e passate le nove ore, il Sig.r Grimaldi si restituì in Città.

La nostra perdita nelle prime ore fù detta di dodici morti, trentadue feriti, ed altrettanti prigionieri; in appresso tutti s'accrebbero, per servirsi dell'occasione per rimediare ai fugiti per l'avanti: solamente i morti e feriti della Compagnia Granatieri del Reggimento Kinich, e due o tre degli altri Corpi ebbero la loro sorte al Posto, che dovevano occupare nell'azione, ed il defonto Capitano //29// Spinola animando al ritorno, dopo però che anche egli colla sua gente era sortito da Foriani. Il rimanente cagionato dal solo disordine si rileverà dal processo. Il cadavero del Capitano Spinola fù trasportato da un Soldato a pochi passi dalla Batteria; le premure del Sig.r Grimaldi non ne ottennero il riacquisto da tanta gente, che lo attorniava, e quelli ch'egli andava spediendo, appena sortiti dalla Ridotta, se ne ritornavano in vista di pochissimi Villani, che dalle rovine da' nostri abbandonate tiravano qualche colpo di Schioppo, sicchè bisognò che i Parenti dell'ucciso capitolassero con i ribelli, per averlo.

Tutta la Domenica si passò così: al lunedì sera si radunò il Consiglio di guerra, in cui il Senatore Grimaldi aprì il sentimento di ritirare la grossa Artiglieria, e con somma sua sorpresa, e rincrescimento, non ebbe oppositori, i quali almeno in //30// parole mostrassero un poco di desiderio di scancellare un fatto così critico, e le macchie tante volte impresse nelle precedenti occasioni, e particolarmente nell'ultima tanto più rimarchevole. Al martedì, si estrasse qualche Pezzo di Cannone; al mercoledì il rimanente: al Giovedì si ritirò la Truppa da quei Posti avanzati, s'incendiarono, e demolirono le Ridotte, Trinceramenti, e Fortificazioni costrutte, e si fecero saltar in aria le tre Case di Paterno.

[Annotazione dell'archivista sul retro del fascicolo]
Relazione data a Genova dal senatore Giacomo Grimaldi del suo operato in Corsica con lett.a del sr. Ghersi [?] delli 7. luglio 1759