[Con
//x// sono
indicati i numeri delle pagine del
manoscritto] //1// Giunto in Bastia il
Senatore Grimaldi procurò immediatamente porsi al
fatto della posizione de' ribelli in Foriani; frattanto
sortì a riconoscere i posti interni, ed esterni della
Città, in appresso scortato da un Corpo di Truppa si
avvanzò alla visita della vicina Campagna, ed al
Luogo, che faceva l'oggetto delle sue commissioni. Ne' due
giorni successivi procurò d'informarsi di quale
sentimento potesse essere il Comune del Regno, a riguardo
delle novità promosse dal Capo ribelle De Paoli, ed
intieramente eseguite in Foriani, colla costruzione di una
Torre, e d'altri ripari all'intorno. Dalle prime //2//
relazioni argomentò che questo fosse piuttosto
un'impegno particolare del Capo ribelle, e de' suoi
aderenti, per soggiornare vicini, e rendersi dipendente la
Città della Bastia, farsi padroni del commercio, ed
insieme formarsi un'asilo in vicinanza del Nebio, e
particolarmente d'Oletta, per garantirsi da ciò, che
un giorno potesse loro succedere in Montagna, e
particolarmente in Rostino Patria del De Paoli. Fù di
sentimento il Senatore di frattanto occupare la Chiesa di S.
Pancrazio, grande, e di antica struttura, e tenere la
comunicazione al Mare dalla Casa Sansonetti; ne
consultò gli Ingegneri, i quali rilevarono qualche
difficoltà, ma il comodo dell'alloggio li aveva
persuasi. Si fece dunque un forte Distaccamento per
eseguirlo, insieme con gli opportuni travagliatori per
stabilirvisi. L'acqua sopragiunta di buon'ora persuase il
Sig.r Grimaldi a ritirarsi per quel giorno; ma temendo che
tale marcia avesse potuto //3// scoprire le sue intenzioni,
dopo qualche ora ordinò l'occupazione di un Posto
sopra la strada di Montebello verso Barbaggio, per
confondere l'aspettativa de' ribelli. Il giorno 2. Aprile
distaccò seicento uomini in due Corpi comandati dal
Brigadiere De Franceschi, e dal Colonnello Basso, per
nuovamente condursi all'occupazione della Chiesa di S.
Pancrazio, situata in pianura. Questa Truppa si
avvanzò sino al Torrente di quà della Chiesa,
e trovò alla ripa opposta qualche nemici, che la
coprivano. Non giudicarono i Comandanti d'impegnarsi in
un'attacco, e si fermarono di quà della ripa. Passato
mezzo giorno mandarono al Sig.r Grimaldi l'avviso esservi in
grosso numero i ribelli in quella parte, e che avrebbero
giudicato di ritirarsi. Acconsentì con gran dolore,
stante i disgustosi fatti seguiti, e ciò che il
presente indicava. I colonnelli Caraffa, e Grimaldi
seguitarono l'Uffiziale, che //4// portava l'ingrato
permesso, e giunti sul luogo ritrovarono invece poco numero
di nemici, e viddero la facilità di fuga, e
ciò fece riconoscere al Senatore la necessità,
che aveva la Truppa della sua presenza in tutte le occasioni
di qualche rilievo, giacchè in questa di così
facile esecuzione non si prendevano le opportune
determinazioni. Il Colonnello Caraffa pregò i
Comandanti a tentare alquanto i nemici, staccando qualche
Picchetto, insieme con i Bastiesi. Cominciò il fuoco,
e dopo qualche resistenza furono fugati, ed inseguiti i
ribelli fino sotto Foriani. Questa fù la prima azione
felice dopo tante disgrazie; sebbene non molto gloriosa,
attesa la differenza delle forze; ciò non ostante i
Comandanti impossessatisi del Posto giudicarono di
ritirarsi, al che forse non si sarebbe contradetto attesa
l'ora tarda. Il giorno 3. si
osservò rioccupato il Luogo di S. //5// Pancrazio dai
ribelli, e scoperto qualche loro piccolo travaglio. Attesa
l'equivoca condotta della Truppa, e molto più i
debolissimi discorsi degli Uffiziali, risolvette il Sig.r
Giacomo Grimaldi di non passare il Torrente, e di fissarsi
invece di quà, con intenzione di poi privare i nemici
di quel Posto vicino, a cui egli rinunciava, dopo che avesse
preso, e piantato il suo accampamento. Frattanto si
spedirono due Picchetti ad occupare l'importantissima altura
di Monserato, per impedire a ribelli di penetrare fra la
Città, e la Campagna, dove si dovevano fare le
operazioni, furono ordinate due piccole Ridotte alle Cassine
di Chitrucolo, e Basacucco, dalle falde delle quali si
scende alla piana; in seguito con una grossa scorta
dall'Ingegnere Policardi, ed Artiglieri, si misurò il
Paese, e si riconobbe di quali siti si dovesse profittare,
per attaccare Furiani, e dove si dovessero piantare i
Bronzi, //6// e di qual sorte. Al loro ritorno si tenne
Consiglio di guerra avanti il Senatore Grimaldi, ed il
Commissario generale, coll'intervento degli Ufficiali
maggiori, degli Ingegneri, ed Artiglieri. I Professori
presentarono le loro Piante, e dichiararono i contorni
troppo ingrati al servizio del Cannone, ma che avevano
trovata opportunità per i grossi Mortari, i quali
sarebbero stati sicuri con la costruzione di cinque altre
Ridotte, il quale Cordone attaccandosi con quelle già
fatte, avrebbe cautellata la comunicazione con la
Città, e col Mare. Furono dati in conformità
gli ordini, e fù con tutta la diligenza eseguito
sotto l'occhio del Sig.r Grimaldi, il quale vi si portava
fino due volte al giorno. La Ridotta di S. Matteo fù
assicurata con camino coperto, e pallissate, e subito
guernita di quattro Pezzi di Cannone da dodici libbre di
palla, ed in mezzo preparata la Batteria dei Mortari. //7//
I ribelli frattanto
avevano fatte doppie troniere, e Ponti di Legno nella Chiesa
di S. Pancrazio, e costrutti altri ripari sù la ripa
del Torrente. Il giorno 14. Aprile portatosi il Senatore
Grimaldi alla Ridotta dell'Artiglieria, staccò
dugento uomini di Truppa dalle Trincere, e con un Corpo di
Bastiesi ne formò due Ale. Fece dare il segnale
dell'attacco con l'Artiglieria, che assai presto distrusse i
ripari de' nemici, e molti ne uccise, indi avvanzò
nel centro la Compagnia de' Granatieri del Reggim.to Kinich,
e furono scacciati da tutte le parti i nemici, e fatta
saltare in aria totalmente la Chiesa predetta. La felicità, con
cui s'erano avvanzati i travaglj, e qualche migliore
disposizione in parte della Truppa non fecero desistere il
Sig.r Grimaldi, ed il Commissario generale dal seriamente
indagare di bel nuovo quale partito potesse trarre il De
Paoli dal Regno; vennero sempre più assicurati della
sua //8// resistenza nel prestarsi alle marcie, e sempre
uguale era il numero de' ribelli, anche a dispetto dei
replicati inviti. In vista di questo si
determinò l'estrazione dei Mortari, e da Terranuova
furono postati alla Ridotta di S. Matteo situata 3./m passi
da Furiani, con l'unanime consenso di chi doveva
maneggiarli. Cominciatone l'uso, la prima Bomba
scoppiò in aria sopra il detto Luogo, la seconda
passò, ma fece il suo effetto. In quel giorno se ne
gettarono quindici inutilmente: due entrarono nel Paese
senza scoppiare, altre infinitamente laterali, altre scarse,
altre curtissime, e tutte con diversa quantità di
povere, a causa de' stravagantissimi effetti, La distanza
però era assicurata: ciò vistosi dal Sig.r
Grimaldi ne sospese il getto, e spedì a Livorno a
prendere nuovo Legno, e solfo, per cambiare i Spoletti.
Questa diligenza fu superflua, perché ugualmente
sfortunata: si era //9// osservato che tre Bombe sbarate con
sole dieci libbre di polvere avevano colpito all'incirca
nella stessa posizione, però molto più bassa
di Foriani; onde si pensò di spingere i Mortari ad un
sito, che ugualiasse la distanza. Un tale avvanzamento
cagionò nuovi esami, per non arrischiare,
innoltrandosi, pegni così preziosi; ma osservando
invariabile la fermezza dei Popoli si prese il partito, e si
guadagnarono due quinti di distanza; onde fù
costrutta la Ridotta della SS.ma Concezione, e più in
alto quella di S. Giuseppe per fiancheggiarla: vi fù
fatto frattanto passare un solo Mortaro, e due Pezzi di
grosso Cannone. Durante il travaglio, i ribelli tentarono
invano d'impedirlo, perchè posto di notte in difesa,
Un tale avanzamento stringeva il Luogo di Foriani, per il
che tentarono incautamente i ribelli il giorno 27. di Aprile
di attaccare la Truppa ne' Trinceramenti; varie Centinaja
//10// s'innoltrarono alla nostra volta, alcuni più
arditi, si accostarono a tiro di pistola, ma la nostra
Truppa trincerata con un fronte di otto Pezzi di Cannone,
Sassi, e Granate ne uccise, e ferì una quarantina,
senza moversi da Trinceramenti, ed il rimanente fù
obbligato a darsi ad una precipitosa fuga. Tanti morti, e
feriti, insieme con i rimasti ne' giorni antecedenti, che in
tutto giunsero al numero di qualche centinaja, ributtarono
sempre più i Corsi, che maledivano il De Paoli,
massimamente anche per le continue contribuzioni, che loro
và intimando. I Bombisti frattanto
intrapresero nuovamente il lavoro con un solo Mortaro, con
la dolce carica di dieci libbre di Polvere, e sole
pochissime Bombe vi entrarono, quantunque i Spoletti, ed i
tempi facessero il loro effetto, più per destrezza di
un Soldato del Reggimento Gianats, che per loro perizia,
sicchè il Senatore Grimaldi ne proibì l'uso,
per non prodigare //11// tiri di tanto prezzo, e si
restrinse soltanto a qualche volata di Cannone. Consultati
nuovamente gli Artiglieri, ed Ingegnere, fù risoluto
di spingere la grossa Artiglieria a Paterno, in distanza di
circa 900. passi dal Luogo di Foriani, sito assai comodo per
una Torre di nuova costruzione, e per Case, e muraglie di un
Luogo per nessun conto considerabile. Quì si sarebbe
veramente potuto far risovvenire all'Ingegnere, ed agli
Artiglieri la loro prima esposizione fatta al Consiglio di
guerra, coll'esclusiva al Cannone atteso il sito ingrato, ma
il merito del loro travaglio, il loro zelo, e l'avere, per
quanto loro spettava, ottenuto l'intento, fece passare al
Sig.r Grimaldi, ed al Commissario generale sotto silenzio
questa leggiera inavvertenza. Avanti però di
eseguire una tale idea, pensò il Senatore alla
scarsezza della Truppa, che quasi tutta si sarebbe dovuta
impiegare alla custodia delle Ridotte, e dell'Artiglieria,
//12// e poca ne sarebbe potuta rimanere, per ottenere la
totale demolizione di Foriani. Quindi è, che per
nulla arrischiare, e per conservare quella cautela, che
aveva sempre praticata il Sig.r Grimaldi, spedì ai
Collegj la situazione, e la Pianta dei travaglj. Giova
quì segnare la fortuna, che aveva incontrata il
servizio in tutto il mese di Aprile passato, senza
diserzione, senza malatie, e con una impercettibile perdita
a' nemici. La lunghezza del tempo, che andava passando,
sempre appresa per detrattiva all'onore delle Armi, e della
solita naturale sollecitudine in chi comanda, non era
ingrata in questo caso al Senatore Grimaldi, ed al
Commissario generale. Gli Uffiziali negli anni trascorsi
s'erano mostrati troppo amanti delle muraglie di Terranuova,
dalle quali per soggezione qualche volta estratti per ordini
superiori, avevano meritati processi: accusavano di
ribelione La Bastia, ed //13// apprendevano troppa forza in
quattro villani: i Soldati avvezzi ad essere troppo male
condotti, poco concetto avevano dei loro Condottieri, e la
loro disciplina era senza regola alcuna, senza obbedienza,
oltre la solita eccezione dell'economia, e loro
manutenzione; frattanto si andavano costumando a
scaramucciare co' nemici, a travagliare a qualche
Fortificazioni, a veder innalzare Ridotte, ed a prendere
qualche pratica, di cui un buon Soldato deve avere qualche
tintura. In attenzione delle
risposte dei Collegj, il Sig.r Grimaldi, ed il Commissario
generale pensarono che sarebbero concorsi a qualche
rinforzo, mentre non sembrava combinabile, ed addattabile al
loro alto intendimento, che dopo un'impegno così
forte, e così cautamente avvanzato, non volessero
aggiungere quel poco, che potesse mancare; oltre di che
riflettevano, che quando la Torre si fosse resa inabitabile,
//14// e distrutta una gran parte del Luogo, sotto la
protezione di una rispettabile Batteria, si sarebbero potuti
ajutare con la poca Truppa, che avevano, e con un
considerabile numero di Bastiesi, sicchè consultati i
Professori si dispose il Piano per avvanzare la Batteria a
Paterno, onde battere in breccia, e si fissò
l'esecuzione nella notte dei 10. venendo alli 11. di Maggio.
Alla vigilia
dell'esecuzione comparve la Posta con il Brigadiere
Enderghauzen, e l'Ingegnere Codeviola, per dare un'occhiata
ai travaglj, ed intervenire ad un Consiglio di guerra,
fù loro comunicato il Piano. La mattina seguente
andarono a visitare i travaglj già fatti, ed
osservarono il sito, che si doveva occupare, onde senz'altre
Consulte si spedì a' Collegj il loro sentimento, in
cui si approvavano le operazioni passate, ed imminenti. Alla
notte Il Senatore Grimaldi uscì con un Distaccamento
di 800. uomini fra Soldati, Paesani, e Travagliatori. //15//
Al far del giorno si videro innalzate due Ridotte alla
sinistra di Paterno, e principiati i travaglj alle Case, in
mezzo delle quali si doveva postare l'Artiglieria, che in
tutto il giorno furono poste in difesa, ed innalzate le
Trincee di Fascine, e Pietre, per postarvi il Cannone.
Inutilmente fù attaccato questo Fronte da' nemici, la
maggior parte de' quali si unirono per iscacciare la Truppa,
che aveva occupata la sommità di Paterno, sito
importantissimo, e da cui dipendeva la conservazione de'
nuovi postamenti. Durò colà per tutto il
giorno il combattimento bravamente sostenuto dal Picchetto
comandato dal Capitano Siri, che verso la sera venne
rinforzato in detaglio da quello del Capitano Bustoro: il
Sig.r Grimaldi, che alle quindici ore si era ritirato in
Città a dare altri provvedimenti, ritorno alle
vintidue ore al posto, ma con somma sua sorpresa lo
trovò ancora //16// impegnato, senza che dalle
Trincee si fosse pensato a liberarlo, quando per essere
stati ultimati, e posti in difesa di buon'ora i travaglj,
rigurgitavano di gente; dimostrò subito il Senatore
il suo risentimento per una tale mancanza, diede di mano al
primo Picchetto, che incontrò, vi unì la sua
scorta di Bastiesi, e li spinse a liberare il Capitano Siri,
che per undici continue ore era nel fuoco, senza aver tempo
di potersi coprire. Vi restarono alla notte i tre Picchetti
volontarj, che furono a due ore attaccati, e che respinsero
i nemici. A giorno fù terminata quella Ridotta, e
posta in totale difesa. Ritornò alla
Domenica la Posta col favorevole rescritto de' Collegj, e
colla nuova, che già sciolta da Genova era la Truppa
in numero di quattro cento uomini, con Artiglieria, ed altri
attrezzi militari; onde furono subito trasportati i Cannoni
sulle Batterie già //17// pronte, ed al Lunedì
dopo pranzo si cominciò a battere in breccia con due
Pezzi di Cannone da # 36., ed inseguito con tre altri da #
32. e 27.. Al mercoledì comparve in vista di Bastia
la Flottiglia, mentre già era fuori di difesa la
Torre, e danneggiato il Luogo, che fu tormentato fino a
tutto il sabbato, e sbarati contro più di mille
ducento colpi, pocchissimi de' quali inutili, sicchè
fu resa inabitabile anche tutta la parte del Luogo, che era
scoperta dalla nostra Artiglieria, bersagliata la parte
superiore della Casa Baldassari, ed aperte le Breccie nelle
piccole muraglie, che circondavano il Paese, onde altro non
rimaneva, che dar l'ultima mano all'impresa, spingendo la
Truppa ad occuparlo, per poi con l'intera sua distruzione
adempire agli ordini de' Collegj. Al principio della
settimana si erano saputi i grandi impulsi, che dava il De
Paoli //18// alla Balagna, per far marciare un grosso Corpo:
quella Provincia è divisa in due partiti, uno del
Colonnello Fabiani, e l'altro del defonto Tomaso Giuliani
meglio inclinato, e che ha dei rapporti con i pubblici
Rappresentanti. Quest'ultimo non voleva contribuire col suo
contingente di uomini, ed il primo ha poco genio per il De
Paoli; con tutto ciò il Fabiani volle usare questa
defferenza, ed i Giulianisti vi aderirono anche per
profittare delle buone occasioni, e frattanto salvarsi dal
rischio del rifiuto. All'ingrossare nel Nebbio della gente
ne furono avvertiti il Sig.r Grimaldi, ed il Commissario
generale, e siccome dubitavano, che l'invasione dovesse
essere dalla parte de' suburbj, spinsero tre Picchetti per
assisterli, e per avvisare quei Locali di occupare le
avvenute. La mattina seguente assai tardi tutti i Posti
rapportarono che all'altura di Tessime [? forse
Teghime?], e Montebello si //19// scopriva una gran
quantità di gente, che parte discendeva dalla parte
de' suburbj, e parte rimaneva alle alture. Cominciò
il fuoco, e non molto dopo si videro piegare i nemici
inseguiti dai nostri, parve stravagante l'affare così
curto, ma cessò la sorpresa, quando, con tutto il
piacere se ne seppe la cagione. Tutto il Corpo de' nemici
era composto di Nebisini, dei soliti Montagnari seguaci del
De Paoli, ed una quantità di Balagnini; questi ultimi
all'altura di Montebello domandarono al De Paoli dove si
doveva andare, rispose ad abbrucciare i suburbj; dal Fabiani
gli fù replicato, aditando le nostre Trincee, essere
là i nemici della Patria, ed in conseguenza il Luogo
da farsi onore, invece di voler distrurre i Corsi medesimi.
Non si rendette il De Paoli, il quale disse che l'esperienza
mostrava non essere da' Paesani superabili i Trinceramenti
della Truppa, e che invece si doveva castigare i //20//
suburbj per l'obbedienza, che prestavano al Principe.
Finsero di arrendersi i Balagnini, e sul pretesto di non
sapere le strade, incaminarono i Nebisini, ed i Montagnari,
e lasciatili impegnare colla Truppa, voltato indietro il
calcio dello Schioppo, li abbandonarono, e presero la strada
della loro Provincia. Quante sono le circostanze sopragiunte
in quei due mesi, che aggravano il disgusto del disgraziato
momento. Nei giorni precedenti era
stato commissionato l'Ingegnere di delineare in un Foglio le
strade, per dove le tre Colonne dovevano passare per andare
all'attacco di Foriani, dopo cinquanta giorni che il nostro
Campo vi era presente, onde ognuno di noi doveva sapere
appontino le sue adjacenze, ed il terreno, che lo circonda,
tante volte salito inutilmente, circostanze assai comode al
segreto, che si doveva conservare per non attirare
difensori. Le relazioni dell'Ingegnere, //21// e degli
Uffiziali, che avevano fatte le dovute scoperte dalle
alture, riferirono, che oltre la Torre, che come più
eminente, anche al basso si vedeva distrutta, le Case e le
muraglie al fronte verso di noi; le prime erano affatto
rovinate, ed alle seconde costrutte di sassi, e terra, erano
aperte le Breccie. Alle ore vintiquattro del
sabbato fù chiamato Consiglio di guerra, l'ultimo ad
arrivare, come più lontano, fu il Colonnello Basso,
che disse al primo moto di avere un forte riscaldamento, e
sù gli atti d'urbanità del Senatore Grimaldi,
disse che ciò non ostante sarebbe stato pronto a
marciare. Chiusisi in congresso il
prefato Senatore espose brevemente tutto ciò, che era
occorso in cinquanta giorni, il presente stato di Foriani,
il poco numero de' nemici, secondo le relazioni, e che
finalmente attese tutte le circostanze, e quasi cinque
giorni di sollecito cannonamento, non era //22// più
decente l'induggio, che esso Sig.r Grimaldi aveva formato il
piano dell'attacco, e fattone stendere il tipo; che si
pregava a suggerire, che egli si sarebbe prestato alle loro
riflessioni, massimamente perché provenienti da chi
doveva eseguire. Si lessero i tre rispettivi Foglj, che
dovevano servire d'istruzioni a' Colonnelli Basso, Gianats e
Gallo; nessuno interloquì ad esclusione del
Colonnello Basso, il quale domandò un Picchetto di
più, e gli fu concesso. Sciolto il Consiglio alle
due ore, s'innoltrò la Truppa già pronta verso
la Ridotta di S. Matteo, dove s'unirono molti Zappatori, e
lo Squadrone volante. Alle quattro ore montò a
Cavallo il Senatore con la scorta di cento Bastiesi, giunse
verso le cinque ore al Luogo stabilito, e fece distribuire
tutta la gente in tre Colonne. La destra sotto il comando
del Colonnello Gianats, composta di una Compagnia di //23//
Granatieri, quattro picchetti, e di circa ottanta uomini fra
Zappatori, e Squadrone volante. La sinistra sotto il comando
del Colonnello Gallo composta di una Compagnia di
Granatieri, tre Picchetti, ed alla coda d'essa in qualche
distanza un'altro Picchetto, che la doveva seguitare,
unendosi al medesimo tutti i superstiti Bastiesi, per
radunare i quali si battè al far del giorno la
Generala. La Colonna del centro, sotto il comando del
Colonnello Basso, era composta di due Compagnie di
Granatieri, fra le quali quella del Reggimento Kinich di
cento uomini, e di quattro Picchetti: queste due ultime
avevano qualche Zappatori, e tutte e tre qualche
Travagliatori, insieme con qualche attrezzi, La destra, come
quella, che doveva marciare di più, partì la
prima, per andare ad occupare la Casa Antonj, e la Chiesa
nuova al di sopra del Luogo, dove doveva fermarsi. La
seconda sù la //24// sinistra per occupare la
sommità della Merusa in faccia al Rastello dalla
parte da basso. La terza marciò alla Ridotta di S.
Catterina, per colà aspettare il segnale
dell'attacco, ed indi inoltrarsi per dar l'assalto al Luogo
alla presenza delle due altre Colonne laterali, che dovevano
assisterla, e tutte e tre avevano le rispettive guide per
maggiore cautela. Tre parti occupate, solamente la quarta
opposta al nostro fronte restava aperta alla fuga de'
nemici, e ciò per facilitar loro la ritirata, e
risparmiare a noi il sangue. Nelle istruzioni vi era
segnato di procurare di non incontrare Posti nemici avanti
giorno, per non dare troppo presto l'allarma, e per maggior
cautela. Alla piccola alba la Colonna, che marciava alla
dritta incontrò, prima di arrivare alla Casa Antony
qualche guardia nemica, onde cominciò il fuoco.
Montato a Cavallo //25// il Senatore Grimaldi
s'incamminò verso la Batteria, lasciando molti de'
Bastiesi, che lo scortavano, alla Ridotta di S. Matteo che
era quasi vuota di Truppa, e per maggior sollecitudine
spedì il Capitano Ionar a far dare il segnale con
l'Artiglieria, e ad ordinare al Colonnello Basso
d'inoltrarsi adaggio, ed in buon ordine, per lasciare
impegnare, e giungere al loro posto le Ale. Spedì
parimenti il Tenente Musso al Colonnello Gallo per
avvisarlo, che vedendo alla dritta il fuoco cominciato,
procurasse di avvanzarsi in buon ordine. Ritornò il
primo, e riferì d'avere eseguito, e fù
rimandato ad assistere la Colonna del Centro: il secondo
rapportò che non gli era riuscito di poter giungere
alla Colonna del Colonnello Gallo, e che solamente l'aveva
veduta lontana, e passata la Merusa. Frattanto il Sig.r
Grimaldi arrivò a S.ta Cattarina in pochi momenti, ed
osservò il Centro, e la //26// sinistra, parte dentro
del Luogo, e parte fuori in confuso. Alla dritta continuava
il fuoco. In Foriani qualche rara archibuggiata, e per
qualche minuti in perfetto silenzio. La felicità
dell'avvanzamento delle due Colonne senza sbarare un colpo
di Fucile, il loro felice ingresso in Foriani, pare da
qualcha apertura delle muragliette, parte dal rastello della
sua sinistra, il pochissimo fuoco, la sospensione del
medesimo per qualche momento, fecero credere certa la
vittoria anche a' Travagliatori, che si aspettavano per
condursi a dar di mano alla demolizione, e poco mancò
che il Sig.r Grimaldi non ne spedisse la nuova al
Commissario generale. Ma invece, un'istante dopo, videsi
roversciata tutta la Truppa in un'orribile confusione, senza
dar tempo a riconoscerla, senza dar luogo ad un
benchè menomo provvedimento, mischiate le nazioni, la
Truppa //27// senza Uffiziali, gli Uffiziali, senza Truppa,
finchè seguitando questo deliro, a brano a brano
tutti comparvero in quella lagrimevole guisa dietro alla
Ridotta, dove era il Senatore, indi arrivarono i due
Colonnelli Basso, e Gallo, i quali dissero per tutta ragione
aver fatto il possibile per trattenere i Soldati: giunse poi
il Colonnello Gianats barbottando, e non si sapeva cosa. E
tutto ciò seguì senza aver veduto fuoco in
Foriani, se non pochissimi colpi: senza aver incontrato un
benchè menomo ostacolo: senza aver trovato neppur uno
a difendere il Rastello di sotto, nè le Case
rovinate, nè le Muragliette aperte, e solamente
essere rimasti alla difesa di Foriani otto, o dieci Paesani
avvanzo dei già fugiti. Qualcheduni ritornavano per
riprendere i posti da noi abbandonati, e tirarci alle
spalle; ma anche questi poco tempo si videro: mentre quando
erano alla presenza del //28// Senatore Grimaldi i
Colonnelli, gli Uff.li, e la Truppa fugata, si osservavano
ancora drapelli dei nostri, che pacifichi sortivano da
Foriani, come se fossero andati a spazzo. Fummo assai
fortunati, che pocchissimi fossero i nemici, altrimenti chi
sà quali funeste conseguenze avrebbe avuto quella
fatale giornata. Si unì la gente come si potè,
e si mandarono i sconcertati Picchetti nel Cordone
più interno; lasciate rinforzare le guardie alla
Batteria, e passate le nove ore, il Sig.r Grimaldi si
restituì in Città. La nostra perdita nelle
prime ore fù detta di dodici morti, trentadue feriti,
ed altrettanti prigionieri; in appresso tutti s'accrebbero,
per servirsi dell'occasione per rimediare ai fugiti per
l'avanti: solamente i morti e feriti della Compagnia
Granatieri del Reggimento Kinich, e due o tre degli altri
Corpi ebbero la loro sorte al Posto, che dovevano occupare
nell'azione, ed il defonto Capitano //29// Spinola animando
al ritorno, dopo però che anche egli colla sua gente
era sortito da Foriani. Il rimanente cagionato dal solo
disordine si rileverà dal processo. Il cadavero del
Capitano Spinola fù trasportato da un Soldato a pochi
passi dalla Batteria; le premure del Sig.r Grimaldi non ne
ottennero il riacquisto da tanta gente, che lo attorniava, e
quelli ch'egli andava spediendo, appena sortiti dalla
Ridotta, se ne ritornavano in vista di pochissimi Villani,
che dalle rovine da' nostri abbandonate tiravano qualche
colpo di Schioppo, sicchè bisognò che i
Parenti dell'ucciso capitolassero con i ribelli, per
averlo. Tutta la Domenica si
passò così: al lunedì sera si
radunò il Consiglio di guerra, in cui il Senatore
Grimaldi aprì il sentimento di ritirare la grossa
Artiglieria, e con somma sua sorpresa, e rincrescimento, non
ebbe oppositori, i quali almeno in //30// parole mostrassero
un poco di desiderio di scancellare un fatto così
critico, e le macchie tante volte impresse nelle precedenti
occasioni, e particolarmente nell'ultima tanto più
rimarchevole. Al martedì, si estrasse qualche Pezzo
di Cannone; al mercoledì il rimanente: al
Giovedì si ritirò la Truppa da quei Posti
avanzati, s'incendiarono, e demolirono le Ridotte,
Trinceramenti, e Fortificazioni costrutte, e si fecero
saltar in aria le tre Case di Paterno. [Annotazione
dell'archivista sul retro del
fascicolo]
Relazione di tutto
ciò, che è seguito in Corsica dopo l'arrivo
del Senatore Giacomo Grimaldi, in occasione della spedizione
di Foriani, e dalli 28 Marzo a tutto Maggio
1759.
Relazione data a
Genova dal senatore Giacomo Grimaldi del suo operato in
Corsica con lett.a del sr. Ghersi [?] delli 7.
luglio 1759